Invecchiamento cutaneo

UNA MIGLIORE ASSISTENZA NEL CAMPO DELLA ONCOLOGIA

Spesso il malato terminale coinvolge tutta la famiglia, che si ammala insieme a lui. In questo caso è bene affiancare una badante convivente alla famiglia, che aiuti nel menage quotidiano della casa e dei familiari.

“L’oncologo Alberto Scanni e Aldo Sardoni fondatore dell’associazione di malati oncologici Bianco Airone onlus, hanno avanzato una richiesta forte: i malati di cancro hanno bisogno di cure, ma soprattutto di tempo. Il medico deve potergli dare mezz’ora, un’ora, quello che serve. Non i quattro minuti e mezzo per paziente che sono stati sciaguratamente calcolati da certi manager. Per spiegare le terapie, per ascoltare i dubbi e le angosce, tempo per insegnare ai familiari («Tutta la famiglia si ammala col malato») come possono far stare meglio il loro caro. Scanni e Sardoni hanno illustrato un percorso di vita, non di morte. Forse il paragone con l’infezione da Hiv è improprio, ma anche il cancro sta diventando in molti casi una malattia cronica, che può permettere dopo la diagnosi anche 25 anni di vita. Ci sono stati grandi progressi nelle cure, ed è doveroso cambiare il punto di vista con cui la società guarda a questa malattia.” (Fondazioneveronesi.it)

Assistenza costante per malati oncologici

L’assistenza costante costituisce la base fondante di questo percorso, la solitudine costituisce la causa dei peggiori danni: chiudersi in se stessi, non affrontare il problema, sono solo modi per eludere la realtà, che inaspriscono le circostanze oltre che le condizioni di salute stesse.

Il malato e il familiare si recano sofferenza l’un l’altro, per amore, per il dolore provocato. I familiari vedono solo una piccola parte dei dolori palesi. I nostri sensi di colpa sono le cose non dette, i loro sensi di colpa sono le cose non fatte che ci riguardano. Noi non vediamo tutto e loro nemmeno, non ci si capisce mai abbastanza, sono due situazioni opposte, ma contigue, si instaura una relazione così intima che si tende a vedere solo il male.

I sentimenti da valutare

Bisogna invece appropriarsi di sentimenti diversi: distacco, imparzialità, tendenza all’ascolto ed alla massima comprensione, senza mai sfociare nella condivisione del dolore, in modo da temprare e rafforzare i sentimenti del malato. Assistenza costante, morale alto e tempo, tanto tempo. Ancora oggi la diagnosi di cancro viene percepita come una condanna a morte, per cui quando viene posta la diagnosi tumorale ad una persona, la persona stessa e tutta la sua famiglia sentono di cadere nel baratro dell’irreversibile, in un tunnel da cui non vi è possibilità di ritorno. Il cancro diventa così una malattia familiare, investe come un tornado le vite di tutti i membri della famiglia e sembra che la vita si fermi.

Bisogna superare assolutamente questo mito, bisogna affrontare questo problema, perche di un problema si tratta con pazienza, forza ed enorme affetto.